Taranto: Mittal, Emiliano, Boccia e Forza Italia

MITTAL

Sono allibito dalla decisione di Mittal di mettere in cassa integrazione 1400 lavoratori e mi stupisce particolarmente che giustifichi tale decisione in base alla crisi del settore in Europa. Non riesco a pensare che Mittal non sapesse della ormai nota, da anni, crisi del mercato dell’acciaio europeo. La questione è nota a tutti sin dal 2013 quando la crisi del settore si è fatta più acuta e tutti gli osservatori hanno evidenziato il periodo nero dell’acciaio europeo che potrebbe protrarsi sino al 2025, sempre che l’Europa riesca ad avere commesse nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, condizione tutt’altro che scontata visto l’enorme concorrenza cinese. Questo lo sanno gli Stati europei, lo sanno i produttori di acciaio e lo sa Mittal stessa! Perché quindi Mittal ha preso oggi questa decisione? Non vorrei che questo comportamento fosse dovuto alla sacrosanta abrogazione dell’immunità penale e al riesame dell’AIA. Cambiare i Decreti Salva Ilva, salvaguardare l’ambiente e la salute è un atto dovuto per noi del M5S non solo perché sul punto c’è un conflitto in seno alla Corte Costituzionale - per una evidente violazione sia del principio costituzionale di uguaglianza, sia per una compressione del diritto della salute rispetto quello del lavoro - ma anche perché la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha espresso un giudizio molto pesante sull’Italia e sui suddetti decreti. Inoltre Mittal non sta rispettando i patti, non ha ancora assunto il numero di lavoratori stabilito dall’accordo sindacale di settembre 2018 ed inoltre, a seguito del ricorso del sindacato USB, non ha ancora adempiuto a quanto il giudice ha sentenziato sui criteri di scelta dei lavoratori che in alcuni casi non sembrano dettati da criteri uguali per tutti ma da una certa discrezionalità mai concessa dall’accordo sindacale. Se quindi l’atteggiamento irrispettoso di Mittal fosse dovuto al superamento dei decreti salva Ilva e alla mancata assunzione dei lavoratori, ossia alla legittima richiesta del Governo e dei lavoratori di tutela di salute, ambiente e lavoro, questo atteggiamento sarebbe estremamente grave, un atteggiamento noto a Taranto perché simile a quello che facevano i Riva: ricatto occupazionale. Noi non possiamo accettarlo.

EMILIANO

Un capitolo a sé è Michele Emiliano, ossia tutto e il contrario di tutto; continua a parlare di salute, ambiente e lavoro ma nulla sta facendo per contribuirvi concretamente. Emiliano potrebbe sin da subito intervenire per porre limiti emissivi ben più stringenti attraverso il piano di qualità dell’aria di cui è diretto responsabile eppure non prende in considerazione questa sua facoltà e preferisce attaccare il Governo che invece ha già tolto l’immunità al siderurgico, riaperto l’AIA e sta realizzando un nuovo decreto ministeriale sulla Valutazione preventiva del Danno Sanitario. Emiliano oltre a roboanti dichiarazioni non ha fatto nulla. Ma non solo, sempre sul tema ambientale Emiliano nulla sta facendo per diminuire il carico di rifiuti indifferenziati, urbani e speciali destinati nel tarantino (ultimo rapporto ISPRA certifica che su 1,5 milioni di tonnellate di rifiuti smaltite in Puglia, ben 1,3 sono smaltiti nel tarantino!) ma sta ulteriormente aumentando l’impiantistica con un nuovo impianto di biogas a Pulsano senza che ci sia alcun fabbisogno territoriale nella provincia jonica visto che già ora sono presenti molti impianti che trattano organico e che già ora importano matrici organiche da altre province. Sul tema della salute ricordo al presidente della Regione Puglia che anche a Taranto non ha risparmiato tagli al pronto soccorso e agli ospedali e che ancora oggi non ha speso i 70 milioni di euro che il Ministero della salute ha trasmesso alla Regione Puglia per potenziare l’attuale offerta sanitaria. E che dire del lavoro quando Emiliano non è stato in grado di sfruttare i PSR per l’agricoltura facendo registrare la Puglia come ultima regione in Italia. Insomma, Emiliano prima di dichiarare guerra al Governo facesse pace almeno con se stesso. La collaborazione tra enti è fondamentale per affrontare la vertenza Taranto e la collaborazione porta ottimi risultati, vedi appunto il sostegno del Governo alla candidatura promossa dal Comune di Taranto ai giochi del Mediterraneo e vedi la questione ZES dove dopo un disastroso inizio di dispetti e pressappochismo da parte della Regione Puglia che avevano portato in stallo la ZES jonica, solo con l’assessore Borracino e il suo spirito di collaborazione con il Ministero del Sud di Barbara Lezzi, si è raggiunto l'obiettivo.

FRANCESCO BOCCIA

Sul collega Francesco Boccia, dispiace dirlo, ma è caduto l’ultimo velo di credibilità: attaccare il parlamento e Il Governo su un suo inutile emendamento sulla cosiddetta “decarbonizzazione” non solo è strumentale ma anche infantile: giova ricordare all’ex presidente di commissione Bilancio (durante il Governo Renzi) che la “decarbonizzazione” la si realizza attraverso piani e programmi e non con un limite temporale inserito in una legge senza alcuna pianificazione collegata: a riguardo ricordo a Boccia che la SEN (Strategia Energetica Nazionale, la pianificazione per l’appunto) approvata a novembre 2017 (meno di 18 mesi fa) dal Governo a guida del suo partito non prevede l’uscita dalle fonti fossili e che tale uscita è invece un obiettivo di questo Governo che ha già sospeso le richieste di ricerca e prospezione di idrocarburi fino all’approvazione del Piano Nazionale delle Aree Idonee, tolto la pubblica utilità ai permessi compreso quello di Tempo Rossa e alzato i canoni concessori di ben 25 volte. A Boccia, che ha votato favorevolmente i decreti Salva Ilva vorrei ricordare che un’impressionante spinta verso le fonti fossili è stata approvata proprio dal PD con il famigerato Sblocca Italia dove non solo le trivelle, ma anche gasdotti e inceneritori, sono stati avvantaggiati come non mai prima di quel momento.

FORZA ITALIA

Fa sorridere, se non fosse nauseabondo, l’atteggiamento di Forza Italia che dichiara che i risultati dello Studio Sentieri confermano quanto essi stessi dicano da tempo. A memoria non ricordiamo che Forza Italia si sia mai importata dei dati sanitari a Taranto, visto che recentemente l’ex Presidente della provincia Tamburrano, sembrava più interessato ad altro rispetto che a tutelare la salute dei cittadini. E che dire del gruppo parlamentare di Forza Italia che fa finta di non sapere che i dati dello Studio Sentieri sono ricompresi dal 2006 al 2013 ossia un periodo di tempo in cui il centro destra ha governato per buona parte del periodo (dal 2008 al 2011) e poi sostenendo fino al 2013 il Governo Monti votando il primo decreto Salva Ilva: ricordiamo come il Governo di Silvio Berlusconi nel 2010 abbia posticipato l’entrata in vigore dei limiti più stringenti del benzo(a)pirene, già vigenti in Italia ma alzati fino al recepimento della direttiva europea, casualmente proprio nel momento in cui l’ilva sforava proprio sui limiti di benzo(a)pirene. Come non ricordare l’AIA rilasciata all’Ilva nel 2011 dall’allora Ministro Prestigiacomo, un’AIA che non solo aveva molte meno garanzie per la salute dei cittadini e per l’ambiente ma che addirittura autorizzava il siderurgico dei Riva a produrre fino a 10 milioni di tonnellate di acciaio all’anno, circa il doppio rispetto l’attuale produzione. Forza Italia è la stessa formazione politica che ha rilasciato la VIA all’adeguamento della raffineria a Taranto del progetto Tempo Rossa o che aveva portato il limite per le trivelle a 5 miglia dalla costa nel golfo di Taranto. Noi non dimentichiamo e respingiamo al mittente ogni accusa visto che siamo noi del M5S ad aver abrogato l’immunità penale, riaperto l’AIA al siderurgico e che stiamo rivedendo la Valutazione del Danno Sanitario in senso preventivo.

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Tempo di lettura: 7'

Pubblicato il: 11/06/2019 - 14:19:1


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