Il presidente della Provincia di Taranto colpisce ancora e non ci duole dire che lo avevamo detto. Ora ci aspettiamo che si dimetta come già aveva annunciato all’inizio di maggio.
La sentenza del Tar di Lecce, che rigetta il ricorso di Tamburrano sulla sua interdizione temporanea al conferimento di incarichi, non lascia scampo a equivoci: il responsabile dell’Ente provinciale ha nominato come amministratore unico della Ctp una persona soggetta a inconferibilità in base al chiaro articolato della legge Severino.
Una normativa che evidentemente Tamburrano fa finta di non conoscere, pur di ricreare in Provincia un ambiente a lui non ostile. Adesso la nomina contestata e non valida, che avvalora lo stop nomine al presidente dell’Ente di via Anfiteatro, getta ancor di più nell’incertezza l’ultimissimo incarico dirigenziale al vertice della Ctp. Se anche la nomina di Fisicaro avesse lo stesso epilogo di Marraffa, la crisi già in atto all’interno dell’azienda di trasporti, per cui fino a qualche mese fa gli stipendi dei dipendenti erano bloccati, potrebbe prorogarsi. Insomma un caos che ci preoccupa e per il quale sono assolutamente necessarie le dimissioni: Tamburrano è un Presidente di Provincia con poteri ormai limitati, vada a casa! Non dimentichiamo i precedenti, perchè per Tamburrano l’uso di nominare gli ‘amici’ è un vizio che reitera da tempo; anche il responsabile della sezione Pianificazione e Ambiente della Provincia, architetto Lorenzo Natile (firmatario delle tre autorizzazioni pro rifiuti) proviene dal Comune di Massafra, come del resto Marraffa.
Per anni abbiamo subito sia da parte del centrodestra che del centrosinistra nomine strategiche di personalità ‘comode’ ai giochi di potere, e questa pessima abitudine non ha fatto altro che far fuggire dal nostro territorio persone meritevoli. La sentenza rivolta a Tamburrano sia un trampolino di lancio per un’inversione di rotta, finalmente lontana dal malcostume di una certa politica locale.
Lo avevo dichiarato dal primo giorno in aula (potete rivedere i video pubblicati in questa pagina), non ci voleva la sfera di cristallo per prevedere che parte delle armi inviate in Ucraina sarebbero finite nei circuiti della criminalità organizzata e del terrorismo.
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