L’acqua è molto di più di una risorsa naturale unica e insostituibile: è un diritto umano universale, proprio perché senza acqua non ci sarebbe vita.
In virtù di queste premesse incontrovertibili, l’Onu, ossia l’organizzazione che nel 1992 ha istituito la Giornata mondiale dell'acqua, ha scelto come slogan per la celebrazione 2021 “Valorizzare l'acqua”.
Il diritto all’acqua, nonostante la sua ovvia, ma non scontata, definizione come diritto umano universale, ha fatto in realtà molta fatica ad affermarsi (e in moltissimi casi non lo è ancora di fatto riconosciuto) nei Paesi del mondo (anche l’Italia) che, spinti dal pressing delle multinazionali o delle multiutility, hanno invece accelerato sulla privatizzazione del servizio idrico integrato generando di conseguenza aumenti per le bollette, precarizzazione dei lavoratori impiegati nel SII e notevoli disfunzioni nella resa del servizio pubblico, oltre a considerare l’acqua come una merce, perdendo quindi la sua funzione sociale.
Solo in tempi relativamente recenti l’importanza dell’acqua, sulla scorta delle battaglie dei movimenti di tutto il mondo, si è fatta largo a livello mondiale. La Risoluzione dell'Assemblea delle Nazioni Unite 64/92 del 28 luglio 2010 ha quindi riconosciuto che il “diritto all’acqua potabile e ai servizi igienico sanitari è un diritto dell’uomo essenziale alla qualità della vita ed all’esercizio di tutti i diritti dell’uomo”.
La Risoluzione 15/9 del Consiglio dei diritti umani (30 settembre 2010) ha affermato che “il diritto umano all’acqua ed ai servizi igienico?sanitari deriva dal diritto ad un livello di vita adeguato ed è indissolubilmente legato al diritto a migliorare lo stato di salute fisica e mentale così come al diritto alla vita ed alla dignità”.
La successiva risoluzione dell'Assemblea Generale del 19 settembre 2013 ha declinato alcune modalità con cui gli Stati possono garantire “il diritto umano all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari": accesso progressivo, monitoraggio, applicazione, non discriminazione, consultazione delle comunità, garanzia di accessibilità ai servizi anche se gestiti da terzi e non dallo Stato.
A circa un decennio di distanza dalle Risoluzioni Onu, nonostante il diritto all’acqua sia stato riconosciuto a livello di diritto internazionale come un diritto umano, universale, autonomo e specifico e presupposto per tutti gli altri diritti umani, l’accesso all’acqua come diritto umano, anche a livello di un quantitativo minimo di acqua potabile, necessario per la vita, non è garantito e preso in carico in nessuno Stato del mondo e non costituisce un Obiettivo di sviluppo sostenibile della stessa Agenda 2030, cioè del modello di sviluppo sostenibile che si intende perseguire nei prossimi 15 anni.
Anche in Italia questo diritto umano fondamentale non è stato pienamente riconosciuto e su questo il nostro Paese non sta facendo abbastanza.
Ecco perché quest’anno la giornata mondiale dell’acqua è appunto dedicata al tema del “Valorizzare l'Acqua”.
Un claim che ci fa riflettere, anche se a qualcuno sembrerà forse scontato pensare al valore dell’acqua come riconosciuto e mai sottostimato, proprio perché l’acqua è vita. E invece quello che facciamo ogni giorno, nei grandi numeri, è ignorare i numerosi valori dell’acqua: questo ci porta inevitabilmente a perderla e sprecarla.
Dati impressionanti:
Un bambino su 3 nel mondo non ha accesso ad acqua sicura da bere, gabinetti e fognature funzionanti, acqua per curare la propria igiene personale. Ciò significa fare i conti con la sete ma anche con le malattie che derivano dal contatto con acqua contaminata come il colera, l’epatite A, il tifo, la poliomielite e la diarrea acuta che, da sola, uccide ogni anno 297.000 bambini sotto i 5 anni.
Nel mondo 2,2 miliardi di persone non hanno accesso a servizi idrici sicuri e 4,2 miliardi a servizi igienici adeguati e disponibili nelle proprie abitazioni. Con il COVID-19, che ha reso più vitale che mai la corretta igiene delle mani, l’assenza di acqua e sapone nelle scuole, nelle case e addirittura nei centri sanitari è ancora più drammatica.
Intanto la politica dovrà fare la sua parte, riconoscendo il diritto umano con un quantitativo minimo vitale garantito a tutti. Ma non solo, occorre anche porre fine allo spreco di acqua, alle reti di distribuzione a volte "colabrodo", anche attraverso una gestione sostenibile e circolare delle acque reflue, partendo col dare una risposta al perché ancora in molti posti del nostro Paese l’acqua non venga depurata (in commissione Ecomafie stiamo facendo una relazione ad hoc).
Il percorso da affrontare è ancora lungo, basti pensare alle notevoli difficoltà riscontrate in Parlamento sulla ripubblicizzazione del SII, dove non vi sono forze politiche che hanno volontà a farlo fino in fondo, basti poi pensare alla pdl sul servizio idrico che è stata ormai insabbiata alla Camera e su questo va fatto un mea culpa generale...
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