L’accordo Stato-Mittal che fra qualche giorno verrà probabilmente firmato non è solo una sconfitta per la città di Taranto ma per l’Italia intera.
Occorre essere onesti e dirlo chiaramente che a Roma qualcuno ha continuato a giocare sul destino dei tarantini ignorando non solo Taranto ma anche i parlamentari locali. Evidentemente hanno imparato a bypassarci visto che l’ultima volta che il tema è entrato in Parlamento, abbiamo imposto la cancellazione dell’immunità penale.
Tutti responsabili, tutti colpevoli, definiamo nel merito, passo dopo passo, come il PD abbia messo sotto i piedi il M5S: il MEF (Ministero dell'Economia e delle Finanze) guidato dal Pd ha condotto tramite suoi uomini la trattativa sull’ex Ilva di Taranto, con gli esiti che tutti ora conosciamo. Così facendo lo Stato ha dimostrato di essere incapace di tutelare i diritti costituzionali, condannando a un infelice destino i figli di Taranto!
D’altra parte, per onestà intellettuale, devo ammettere che il MiSE (ministero dello Sviluppo economico) e il MATTM (ministero dell’Ambiente) guidati invece dal M5S si sono dimostrati subalterni al MEF a guida PD, e quindi non all’altezza della situazione.
Si palesa a mio avviso la sottomissione dei vertici del M5S al Partito Democratico nazionale. Vito Crimi per questo dovrebbe dimettersi.
La realtà è che verranno sprecati miliardi di euro di soldi pubblici, mentre si continuerà ad avvelenare una delle più belle città d’Italia e a prorogare la cassa integrazione per i lavoratori che continueranno a operare in un inferno pericoloso per i rischi a cui ogni giorno sono esposti. Meglio non va a chi sta in cassa integrazione: sia i cassintegrati in AS, 1700 circa, che quelli Mittal, altri 3000 circa, che non vedono un futuro in questo nuovo percorso.
È una vergogna, ancora una volta assisteremo a un film già visto, fatti che ormai si ripetono da vent’anni, 20 anni in cui la città di Taranto rimane sempre la vittima di governi miopi.
Martedì 21 giugno il Ministero dell’Economia e Finanze ha risposto ad una mia interrogazione durante il question time in commissione affermando che non potrà adottare un fondo per salvaguardare i piccoli azionisti.
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