All'attenzione del Prefetto di Taranto
È noto come l’azienda A. Mittal, che attualmente gestisce i rami d’azienda dell’ex Ilva di Taranto, voglia continuare a produrre acciaio e pertanto, sebbene sia diminuita la forza lavoro a seguito dei confronti con i sindacati nelle scorse settimane, la stessa forza lavoro attualmente impiegata in fabbrica è ancora composta da diverse migliaia di lavoratori residenti nei diversi comuni della regione Puglia e in parte anche della Basilicata.
Ad avviso degli scriventi, questa situazione, venutasi a creare presso lo stabilimento di Taranto, rappresenta un potenziale rischio di contagio da COVID-19, non solo per le migliaia di lavoratori impiegati ma anche per le rispettive famiglie e comunità dove gli stessi lavoratori risiedono.
Inoltre ci allarma anche la notizia appresa da organi di stampa di un sopralluogo del custode giudiziario che venerdì scorso ha denunciato “l’assenza dei dispositivi di protezione individuale (mascherine e filtri)”. Abbiamo anche appreso che presso lo stabilimento di Taranto sono in fase di installazione i cosiddetti “termoscanner” per la misurazione della temperatura corporea di tutti i dipendenti, tuttavia la suddetta strumentazione non può rilevare i soggetti asintomatici.
A fronte delle comunicazioni a Lei già pervenute sul caso, da parte sindacale, confindustriale e istituzionale, ci accodiamo a quello che potrebbe essere definito un comune sentire: ad oggi, data l’emergenza sanitaria a cui tutti a più livelli siamo chiamati ad affrontare, la produzione dello stabilimento siderurgico di Taranto non rappresenta un bene necessario ai fini della sopravvivenza del Paese.
Pertanto crediamo che la proposta delle sigle sindacali metalmeccaniche, senza nessuna differenza di sorta, riguardo la possibilità che la fabbrica di Taranto entri in regime di comandata, quindi passando al minimo tecnico anche a livello di personale, sia un provvedimento necessario affinché venga scongiurata la condizione di “pregiudizio di impianti e di pericolo di incidenti” prevista dalla lettera g) del DPCM 22 marzo 2020, e al contempo possa permettere la riduzione di possibilità del contagio tra i lavoratori, le rispettive famiglie e comunità dislocate in due regioni.
Tutti stiamo reagendo all’emergenza, contribuendo ognuno nei suoi ruoli al miglioramento dell’attuale momento, cercando anche di ascoltare e accogliere, ove possibile, le istanze della comunità. La Sua volontà di confronto con le sigle sindacali, appresa a mezzo stampa, è più che apprezzabile e proficua anche ai fini del compito a cui in particolare i signori Prefetti sono chiamati a rispondere e rispettare in base ai contenuti del DPCM 22 marzo 2020.
[scritta in maniera congiunta con i colleghi Cassese e De Giorgi]
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