I sigilli dei Carabinieri forestali sono arrivati all’Aseco di Ginosa, un impianto di compostaggio del gruppo Aquedotto Pugliese (controllato al 100% da Regione Puglia). Quello che è successo martedì mattina fonda i timori dei cittadini, i quali hanno sempre trovato per le loro istanze una giusta rappresentanza da parte del sindaco di Ginosa Vito Parisi del Movimento 5 Stelle.
Bravo Parisi, primo cittadino di frontiera, in particolare sul caso Aseco. Nonostante abbia ricevuto ingiusti attacchi dall’Amministrazione regionale non si è mai messo in disparte, non arretrando neanche di un centimetro sempre e solo nell’interesse della collettività.
Possiamo dirlo a gran voce che su Aseco abbiamo seguito passo dopo passo le vicende e avevamo giustamente intuito grossi problemi. Il sito di compostaggio presenta infatti due questioni: l’elevato quantitativo autorizzato per il conferimento dei rifiuti (80mila t/a) e con il sequestro di oggi si è avuta conferma della malagestione del sito.
Come recita un famoso detto ‘tutti i nodi vengono al pettine’ ma, anche in questa storia, il ‘pettine’ non viene rappresentato dalla Regione Puglia di Michele Emiliano (che avrebbe potuto fermare l’attività o al minimo modificare i quantitativi dell’attività del sito di compostaggio) bensì, dalla Procura in prima battuta e in seconda dai bracci operativi, ossia i Carabinieri forestali.
A loro va il mio plauso per aver finalizzato l’indagine con l’operazione di sequestro e ovviamente, anche alla caparbietà del Primo cittadino di Ginosa. Nello specifico, i reati contestati al gestore dalla magistratura vanno dalla gestione illecita di rifiuti al getto pericoloso di cose.
Personalmente mi sono sempre interessato all’Aseco di Ginosa, sulla gestione dell’impianto e sull’eventualità di alcune conseguenze ambientali. Tale interesse si è palesato in varie richieste ad Arpa e Asl, sia per quanto riguarda i dati su probabili contaminazioni derivanti dall’impianto di compostaggio sia per ciò che concerne le ripercussioni che Aseco avrebbe potuto avere sui terreni privati vicini, magari perpetrando in una gestione non corretta.
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