Il Governo grazie al lavoro del M5S sul dl Semplificazioni ha dato concretamente seguito all’impegno preso sull’emendamento blocca trivelle. Per la Puglia confermata la sospensione di 16 istanze di prospezione e ricerca insieme a sei permessi di ricerca già rilasciati (tutti prevedono l’air gun), inoltre canone aumentato di 25 volte per km/2 per le multinazionali del petrolio.
L’emendamento ‘Stop trivelle’ è consequenziale al contratto di Governo che promuove la decarbonizzazione e le fonti d’energia rinnovabile a livello nazionale per il raggiungimento della sostenibilità e dell’indipendenza del sistema energetico. Ora si zittiscano una volta per tutte i detrattori della prima ora, non ultimo il vicepresidente del Consiglio regionale pugliese, Peppino Longo.
Altro che fandonie, i mari pugliesi sono salvi grazie alla sospensione di ben 22 tra istanze e permessi già rilasciati nei mari Adriatico e Jonio (non esenti le tre rilasciate a dicembre per la ricerca).
Nello specifico per la Puglia si prevede di sospendere tre istanze di prospezione di idrocarburi (due nell’Adriatico e una nel golfo di Taranto), 10 istanze di ricerca nell’Adriatico, 6 permessi di ricerca già rilasciati tra Adriatico e Ionio, nonché 3 istanze di ricerca nello Ionio (di cui due nel Golfo di Taranto). Sono contento, inoltre, che nell’emendamento sia compreso la già annunciata introduzione del Piano delle Aree, uno strumento contenuto nella mia proposta di legge sul tema, altresì capace di tutelare le aree più fragili del nostro Paese.
Infine l’aumento di 25 volte dei canoni di concessione non solo scoraggerà la multinazionali del petrolio ma è anche il segnale che l’Italia non è più un Paese da ‘svendere’ a buon mercato.
Non indietreggiamo di un millimetro rispetto ai nostri obiettivi, per cui, tra i molti a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, figura proprio il no secco a nuove trivellazioni. Prossimamente verrà discussa alla Camera la mia proposta di legge che contiene altri punti importanti, tra cui il divieto di Air Gun nei mari italiani.
Il “DDL concorrenza” del Governo Draghi all’art. 6 promuove la privatizzazione dei servizi pubblici locali (acqua, rifiuti, trasporti) e lo fa in maniera subdola, costringendo di fatto gli enti locali a svendere i propri servizi pubblici.
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