L’escalation legata alle tensioni in Ucraina è da scongiurare e ogni intervento armato è da condannare. Voglio essere più chiaro: non esistono buoni e cattivi in questa vicenda, per cui uscite dalle dinamiche di tifo calcistico dei fronti contrapposti. Ci sono interessi economici e geopolitici legati all’allargamento, molto provocatorio, della NATO in est Europa e alla perdita di influenza della Russia in Ucraina, o meglio nella parte occidentale del Paese, diventato filo americano e rimanendo filo russo nella parte più orientale. Una situazione che nel 2014 è sfociata con la nascita di due regioni indipendenti ma riconosciute solo unilateralmente e non da Kiev. In queste aree da diversi anni i locali sono vittime di pesanti rappresaglie da parte dell’esercito Ucraino ai quali si contrappongono paramilitari russi, nel totale menefreghismo dell’Europa. Il 21 febbraio 2022, Vladimir Putin lo ha ufficialmente riconosciuto come territorio russo scatenando di conseguenza la reazione della NATO.
Attenzione, l’Ucraina non fa parte della NATO per cui è davvero singolare che sia la NATO e non l’ONU a prendere decisioni per dirimere le questioni internazionali. L’apporto, di parte, dell’Europa che ne è seguito è di apportare sanzioni verso la Russia. Su questo, nessuno del Governo italiano si è soffermato a pesare quali ripercussioni queste sanzioni possano avere nei confronti dell’economia dell’energia e del Credito italiano ma la scelta sembra privilegiare maggiormente gli interessi NATO che gli interessi italiani.
La conseguente e aggressiva reazione Russa di questa notte è da condannare senza tentennamenti, l’intervento armato non è mai giustificato così come non può essere giustificato l’utilizzo della forza adoperato dal 2014 dal Governo Ucraino verso le popolazioni indipendentiste.
Per l’Italia, ora, sul piatto della bilancia ci sono diverse questioni che a mio avviso dovremmo valutare:
1) innanzitutto la questione umanitaria, che potrebbe scatenantesi a seguito di un conflitto ancora più pesante in Ucraina; dove c’è guerra, le persone muoiono, i più piccoli, le donne e i più deboli pagano sempre lo scotto maggiore.
2) la questione energetica in cui abbiamo tutto da perdere a seguito di un conflitto, dall’Ucraina passano i gasdotti che portano all’Europa e all’Italia il gas Russo.
3) la questione economica e commerciale visto che l’export italiano verso la Russia pesa circa 9 miliardi di euro l’anno,
4) dall’altra parte della bilancia c’è la storica dipendenza dell’Italia alla NATO che la spinge ad accettare le disposizioni americane, anche se non portano alcun vantaggio alla stessa Italia. Attenzione, poichè in Italia gli avamposti NATO sono dislocati su tutto il territorio nazionale ma in maniera più concentrata nel sud, il Governo deve valutare ogni tipo di ripercussione dal possibile coinvolgimento armato italiano in questo braccio di ferro in Ucraina.
Sempre a mio avviso, l’Italia dovrebbe promuovere in ogni contesto la distensione, il dialogo, la diplomazia, la pace e ricordiamoci che non esistono narrazioni come “fare la guerra per promuovere la pace”, una logica mostruosa che ha generato sempre conflitti dove i popoli hanno pagato sempre il costo più alto. NO ALLA GUERRA
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