La svolta green del Pd a guida Zingaretti è fasulla, talvolta strumentale. Non si smentiscono nemmeno sul dl Crescita, infatti un esempio della loro inefficacia dal punto di vista ambientale è la presentazione dell’emendamento a prima firma Boccia che propone la decarbonizzazione entro il 2040.
Quando erano al governo avrebbero potuto concretamente incidere sulle politiche ambientali in Italia, avviando l’uscita dal carbone, riconvertendo e diversificando l’economia nazionale con l’allontanamento dalle fossili. Ma nulla di tutto questo è stato fatto, per giunta hanno nettamente dimostrato di essere i maggiori nemici dell’ambiente e dei nostri territori, bloccando il referendum contro le trivelle e incentivando gli inceneritori.
Oggi, usano oltremodo e in maniera impropria il termine decarbonizzazione riferendosi al carbone e non al carbonio, Boccia del resto ha presentato un emendamento conscio della sua inattuabilità, pertanto è stato respinto. Non contento, ha poi armato la macchina della propaganda contro il Movimento 5 Stelle che alle spalle e nel suo presente ha una storia caratterizzata dallo stop alle trivelle e dalla chiusura delle centrali a carbone entro il 2025.
Se di rinuncia completa al fossile voleva parlare il deputato Pd, avrebbe dovuto ragionare - come noi stiamo già facendo - sugli step intermedi e le diverse misure da adottare per ottenere tale scopo. Il parere negativo dei ministeri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente al suo atto va proprio in questa direzione: non è con quello strumento tantomeno con un colpo di spugna che si esce dal carbone o dall'economia del carbonio, a maggior ragione se si devono fare i conti con il risultato delle politiche pro-fossili dei governi a guida Pd. Nella loro SEN non c’è traccia di uscita dalle fossili.
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