Ciò che temevamo è accaduto. Il ministro dell'Interno britannico, Priti Patel, ha ordinato l'estradizione negli Stati Uniti di Julian #Assange, che ora rischia di scontare in un carcere americano una pesantissima condanna, priva di colpa. Assange rischia fino a 175 anni di carcere, soltanto per aver diffuso documenti riservati contenenti informazioni su crimini di guerra commessi dalla forze americane in Iraq e Afghanistan.
Oggi hanno vinto uomini di potere, grandi lobby, reti di relazioni più forti del singolo. Ha vinto un sistema malato che preferisce la repressione e la condanna alla libertà di esprimersi.
La decisione di estradarlo è una condanna a morte per lui e per la libertà d’informazione, di stampa, del giornalismo investigativo. A condannarlo non è stata solo una legge ingiusta, ma anche certi partiti italiani, che mesi fa hanno bocciato la nostra Mozione con cui chiedevamo al Governo di impegnarsi per impedirne l'estradizione, riconoscendogli lo status di rifugiato politico.
Noi abbiamo preso fin da subito a cuore il caso Assange, perché siamo convinti che la libertà di stampa sia un elemento fondante della democrazia e la civiltà di un Paese. Ci siamo impegnati con tutte le nostre forze per sensibilizzare l'opinione pubblica, i governi, i ministri e per rendere giustizia a Julian: noi siamo dalla parte della libertà e del diritto dei cittadini ad essere informati pienamente, senza censure. Continueremo a farlo. Lotteremo per Assange e per la libertà di tutti.
E insieme a un'analisi costo/benefici che ad oggi manca. L'ambiente va tutelato anche quando si progettano soluzioni che potrebbero riservare alternativa più economiche e meno impattanti
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