Un passo in avanti ma non ancora sufficiente. Così ho brevemente commentato i contenuti dell’audizione del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, in commissioni congiunte Ambiente e Attività produttive della Camera di martedì scorso. Finalmente anche il sindaco Melucci condivide l’idea di un accordo di programma per la riconversione economica di Taranto, tuttavia non è chiaro se voglia la chiusura dell’area a caldo e il rinforzo dell’area a freddo dell’ex Ilva, così come è stato fatto a Genova. Ci vuole più coraggio per cambiare il velenoso paradigma a cui è stata condannata Taranto.
Anche il sindaco condivide la nostra idea di realizzare una Valutazione del Danno Sanitario di tipo preventivo e ha fatto bene a ribadirlo in audizione, perchè nessuna attività legata all’ex Ilva può proseguire senza conoscere quale impatto sanitario possa abbattersi sui tarantini con qualsiasi tipo di produzione. Ora tocca al ministero competente concludere il lavoro avviato dall’ex Ministro Giulia Grillo, non portato a termine per via dei noti eventi del Papeete che hanno fatto cadere il passato Governo Conte 1.
Tuttavia, Melucci non si è espresso in merito a una mia domanda specifica, ossia se ritiene opportuno rimuovere la norma che stabilisce la continuità produttiva in caso di sequestro senza facoltà d’uso, una mostruosità che lega le mani alla magistratura, e che è stata imposta dal governo Monti, dal centrodestra e centrosinistra con il primo decreto Salva Ilva del 2012.
Sul Cantiere Taranto rimango perplesso nel sapere dal sindaco che il Governo non ha coinvolto la città nella realizzazione del testo, che ad oggi non conosciamo neanche in bozze. Spero che a questa sbandata si ponga presto rimedio.
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